Lo scalogno di Romagna, un prodotto a marchio IGP da riscoprire

Scalogno di Romagna

Lo Scalogno di Romagna ha ottenuto il marchio IGP nel 1997 a riconoscimento del suo sapore unico: più delicato e dolce dell’aglio, più intenso e profumato della cipolla, contraddistinto da un inconfondibile colore bruno rossastro. Nella cucina romagnola ha trovato uso diffuso e diversificato come ingrediente di salse, sughi, frittate o come condimento.

Il nome di questa pianta rimanda a epoche e luoghi lontani: deriva infatti da Ascalona, città palestinese, ed è noto fin dal 1200. In Italia deve la sua popolarità anche al successo riscosso nelle corti aristocratiche. Le maggiori coltivazioni in regione si trovano sotto le province di Ferrara, Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna. Seminato nei mesi invernali, si raccoglie da luglio in poi.

La sua unicità ha anche ragioni biologiche: lo scalogno romagnolo non fa fiori, per cui non può riprodursi allo stato selvatico, necessita che una parte dei bulbi vengano conservati di anno in anno per ottenere una nuova produzione. Non potendo “scambiare” i geni con altre piante, lo scalogno conserva tuttora il suo originario corredo genetico, quando fu portato in Europa, forse dai Celti, circa 5000 anni fa.

In particolare, le campagne romagnole ci tramandano la ricetta dello scalogno sott’olio, usanza ampiamente diffusa fino all’immediato Dopoguerra. La pulitura dello scalogno avveniva nelle aie, in un momento generale di festa e aggregazione, accompagnata da canti, musiche e dolci tipici. Prevalentemente usato come contorno per le carni lesse, il suo sapore piacevolmente piccante lo rende anche un gustoso snack.

Allo scopo di riscoprire e divulgare la conoscenza dello scalogno di Romagna, Riolo Terme ospita ogni anno, da ormai 25 anni, la Fiera dello Scalogno. In programma quest’anno dal 19 al 22 luglio, sarà un’ottima occasione per esplorare e approfondire le proprietà e i possibili usi di un prodotto esclusivo della nostra terra. Qui trovate maggiori informazioni sulla Fiera dello Scalogno.