Lo Squacquerone di Romagna DOP… non teme paragoni!

Squaquerone, piadina e fichi caramellati

 

Oggi vi voglio parlare dello Squacquerone di Romagna, in dialetto Squaquaròn. A costo di sembrare noiosa, vorrei ricordare le origini di questo formaggio, così conosciuto ed apprezzato nella nostra zona e non solo. Da non confondere con lo stracchino e la crescenza, anche se sono tutti formaggi a pasta molle.

La crescenza è infatti un formaggio tipicamente lombardo, realizzato con latte parzialmente scremato e pronto al consumo in circa 10 giorni. Lo stracchino, invece, pur avendo le medesime origini, è prodotto con latte intero e richiede il doppio del tempo per essere portato in tavola, con un minimo di stagionatura di 20 giorni.

Arriviamo dunque al nostro Squacquerone, che si distingue per la sua cremosità unica e l’elevata “acquosità” (circa il 60%), fattore dal quale deriva il nome mutuato dall’espressione dialettale. È un formaggio che si squaglia… “squacquera” per l’appunto! Un formaggio talmente molle che non riesce a mantenere nessuna forma.

La sua origine è antica, prevalentemente contadina. Ai tempi veniva prodotto esclusivamente in inverno, quando l’aria ferma e l’umidità permettevano al formaggio di non asciugarsi e creare la “buccia”, mantenendo inalterata la possibilità di “squacquerarsi” e di prendere la forma del suo contenitore.
Dal punto di vista geografico, questo formaggio è tipico del territorio di Forlì-Cesena, del Riminese, del Ravennate e della zona di Imola. Diffidate delle imitazioni… lo Squacquerone di Romagna DOP, può essere ottenuto solo nella zona designata e nel rispetto del relativo disciplinare.

Dal punto di vista organolettico presenta un colore bianco avorio e un piacevole sapore di latte con un retrogusto amarognolo e leggermente acidulo.

Il modo migliore per far emergere la sua delicata e cremosa consistenza e per esaltane la bontà, è quello di accompagnarlo alla piadina… ancora meglio se ci sono anche i fichi caramellati!