Sangiovese: origini, territorialita’ e caratteristiche del vitigno piu’ diffuso in Italia.

Etimologia del vitigno e origini.
L’ipotesi che guarda più lontano nel tempo è che la parola Sangiovese derivi da “sangue di Giove”, per la preziosità del prodotto ed anche in riferimento al monte situato nel comune di Santarcangelo di Romagna, dove i romani avevano insediamento.
Di sicuro le origini del vitigno sono molto antiche: è conosciuto ufficialmente dal 1500, ma molto probabilmente dobbiamo volgere lo sguardo a ben 2000 anni fa, all’ epoca etrusca, in quanto sembra provenire dalla zona a nord del Tevere e a sud dell’Arno, da cui poi si sarebbe diffuso oltre l’Appenino in Emilia- Romagna.
Tuttavia, esiste un’altra versione che lo vede derivato dall’uva “san giovannina”, una qualità di uva primaticcia che matura alla fine di giugno per la festa di San Giovanni Battista.


Il territorio e la vinificazione.
Il Sangiovese come sappiamo, non è un vitigno esclusivamente romagnolo: è il vitigno a bacca nera più coltivato in Italia, con una superfice vitata di oltre 70.000 ettari pari all’11% di quella totale nazionale. Dalla Romagna fino alla Campania troviamo uve Sangiovese ed in assoluto è il vitigno più diffuso in Toscana. Predilige terreni argilloso-calcarei poco fertili e tendenzialmente ha una maturazione tardiva. Ne abbiamo circa 160 varietà!
La sua peculiarità sono la sua acidità e tannicità che permettono di produrre vini adatti a durare nel tempo senza perdere in intensità e complessità. L’ uva sangiovese infatti rientra nella composizione di moltissimi vini, o meglio dei più grandi vini italiani ed è indiscusso protagonista delle tavole in Romagna, Toscana e Marche. Pensiamo al Sangiovese di Romagna, al Rosso Piceno, al Rosso Conero, al Chianti, al Brunello di Montalcino, al Vino Nobile di Montepulciano, al Morellino di Scansano, e a molti altri vini interessantissimi.
All’ estero il Sangiovese è coltivato in modeste quantità in California (Napa Valley, Sonoma e Sierra Foothills), in Argentina (Mendoza) e in Australia. Lo troviamo anche in Corsica.
Questa diffusione rende difficile dare una descrizione univoca del vino che si ricava dal Sangiovese, in quanto esistono diverse varianti le cui modalità espressive vanno dal vino rosso più comune fino alle eccellenze del Brunello di Montalcino.
Generalmente possiamo dire che i vini prodotti con Sangiovese in purezza hanno un’acidità piuttosto elevata e un alto contenuto di tannini, colore moderato e una struttura media.
Il Sangiovese ha una capacità di mutamento molto elevata tanto che oggi si conoscono decine di varietà clonali tutte appartenenti a quest’uva. L’ampelografia convenzionale divide il Sangiovese in due grandi categorie: Sangiovese Grosso e Sangiovese Piccolo.

Evoluzione, colori ed aromi del Sangiovese.
I vini Sangiovese sono generalmente fatti maturare in botti grandi – in accordo alla tradizione tipica dell’Italia centrale – ma anche nella barrique, che oggi è molto utilizzata per i vini prodotti con quest’uva. Raramente il Sangiovese viene fatto maturare in contenitori inerti come acciaio o cemento poiché la sua acidità risulta piuttosto evidente a differenza di quei vini fatti maturare in contenitori di legno. La
longevità dei vini prodotti con Sangiovese è dipendente dalla qualità dell’uva e delle pratiche enologiche e solitamente è compresa fra i 2 e gli 8 anni, tuttavia non mancano casi in cui i suoi vini vadano oltre i 20 anni.
Il colore dei vini prodotti con Sangiovese dipende ampiamente dal modo in cui l’uva è stata coltivata e dalle condizioni meteorologiche dell’annata. Il Sangiovese è un’uva con capacità colorante media e anche nelle migliori interpretazioni, nonostante possa mostrare un colore rosso rubino intenso, la sua trasparenza è piuttosto evidente.
Riscontriamo il rosso granato nel Sangiovese giovane e l’evoluzione del colore segue lo stesso sviluppo degli altri vini rossi. Dopo alcuni anni sarà piuttosto evidente un colore granato e la sfumatura comincerà ad assumere tonalità aranciate.
Gli aromi del Sangiovese sono prevalentemente orientati ai frutti rossi e neri di cui i come amarena, mora e prugna. Altri aromi di frutta che si possono percepire nel Sangiovese sono ribes, fragola, ciliegia, lampone e mirtillo. La maturazione in botti e barriques assegna anche aromi di tipo speziato , come vaniglia e liquirizia, aromi di tostatura, caffè e cioccolato.

Il Sangiovese di Romagna.
Il Sangiovese di Romagna è il protagonista delle nostre tavole e come noi è un vino solare, schietto e diretto contraddistinto da calore, carnosità e consistenza con una certa agilità di beva. Ogni provincia romagnola conserva aneddoti, tradizioni e stili di produzione differenti. Per questo motivo possono essere ammesse in etichetta 12 menzioni geografiche aggiuntive, corrispondenti a diverse aree di produzione. Le versioni più strutturate possono utilizzare la menzione Riserva dopo un affinamento
di almeno 24 mesi, spesso con utilizzo di botti di rovere; le versioni più comuni sono caratterizzate da freschezza e agilità, attributi che favoriscono l’accompagnamento a carni rosse grigliate, salumi e affettati, ma anche pesce e verdure.
Nella zona di Imola e Dozza il Sangiovese è caratterizzato da freschezza e sapidità, con vini mai troppo strutturati, ma piacevoli e fini. Nelle colline faentine, specialmente nei cru Marzeno e Oriolo dei Fichi, i vini sono raffinati, molto balsamici, più floreali che minerali, con more e violette nel bouquet. A Brisighella abbiamo vini rocciosi molto longevi, con sentori di note erbacee e con profumi di mora, liquirizia e lamponi grazie alla presenza di argille nel suolo. A Bertinoro i vini sono pieni, caldi, molto sapidi, con profumi di ciliegia e mora, al palato tannini setosi,  grazie ad un suolo ricco di fossili marini. A Predappio un terroir argilloso piuttosto pesante, il sangiovese gode di ottime condizioni favorevoli per esprimersi al meglio nella struttura, con profumi di frutta sotto spirito e spezie.
Avvicinandoci al Riminese, dunque al mare, selle colline di Coriano il vino diventa più carnoso, il tannino è più vivace, il frutto prevale sul fiore e la sapidità è iodata, con sentori di capperi, di timo e di pomodoro.                                                                                                                  Un vino che si fregia della Doc Sangiovese deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti Sangiovese per un minimo dell’85%. Il restante 15% può provenire da vitigni a bacca nera coltivanti in Emilia-Romagna. Il Sangiovese di Romagna Doc può essere gustato in quattro tipologie secondo disciplinare:

Sangiovese di Romagna
Sangiovese di Romagna Novello (ottenuto almeno con il 50% di macerazione carbonica)
Sangiovese di Romagna Superiore
Sangiovese di Romagna Riserva
Il titolo alcolometrico deve essere minimo 12%, che sale al 12,50% per il Superiore e a 13% per il Riserva, mentre il Novello si può fermare a 11,50%.

La temperatura di servizio consigliata è compresa tra i 16 e i 18°C. E’ preferibile usare calici da vino rosso classico. Per quanto riguarda gli abbinamenti in tavola si può dire che il Sangiovese di Romagna è un signor vino da pasto che si abbina perfettamente con tutte le minestre casalinghe condite con sughi di carne, arrosti, grigliate miste, carne di castrato, cosciotto di agnello, selvaggina, cacciagione, stracotto e brasato.  Perfetto con gli affettati e la piadina locale, generalmente servite con squacquerone, prosciutto crudo e rucola.

Giulia Tellerini