La legislazione europea definisce la principale distinzione tra spumanti e vini frizzanti in base alla pressione interna. Secondo il regolamento CE 479/08, lo spumante è un prodotto derivato da una o due fermentazioni alcoliche di uve fresche, mosto d’uva o vino, caratterizzato, all’apertura, da un rilascio di anidride carbonica esclusivamente di origine fermentativa. A 20°C, in contenitori sigillati, la sovrappressione dovuta all’anidride carbonica non deve essere inferiore a 3 bar. Questa pressione è il risultato della produzione naturale di anidride carbonica da parte dei lieviti durante la fermentazione, che può avvenire in bottiglia o in autoclave. La maggiore quantità di anidride carbonica si traduce in una pressione più elevata. Questa differenza di pressione costituisce il criterio principale per distinguere spumanti (minimo 3 bar) da vini frizzanti (tra 1 e 2,5 bar). Di conseguenza, i vini frizzanti mostrano un’effervescenza meno pronunciata, con un perlage meno evidente, ma spesso un gusto più delicato rispetto all’intensità sapida degli spumanti.
Un’ulteriore distinzione risiede nei metodi di produzione. I vini frizzanti impiegano solitamente la rifermentazione in bottiglia o il Metodo Charmat. Gli spumanti, invece, possono essere prodotti con il Metodo Classico (es. Franciacorta, Trento DOC, Champagne) o il Metodo Charmat (es. Prosecco), con tempi di contatto sui lieviti generalmente più lunghi rispetto ai frizzanti. Un altro fattore discriminante è il dosaggio. Le etichette degli spumanti indicano il livello di zucchero (Brut, Extra Dry, Dry, etc.) presente nella liqueur d’expédition, influenzando le caratteristiche organolettiche del prodotto. Nei vini frizzanti, questa indicazione non è prevista. I vini frizzanti naturali (bianchi, rossi o rosati) sono spesso ottenuti con il Metodo Charmat o il metodo ancestrale, distinguendosi per colori vivaci, spuma delicata, aromi fruttati e floreali e una piacevole freschezza. Il regolamento menzionato include anche i vini frizzanti gassificati, ottenuti mediante aggiunta artificiale di anidride carbonica, spesso definiti “frizzanti artificiali”.
Negli spumanti, l’apertura della bottiglia provoca una diminuzione di pressione, generando l’effervescenza, ovvero la formazione di bollicine e di una schiuma più o meno persistente. La quantità, la finezza e la persistenza delle bollicine sono indicatori di qualità. Sia il Metodo Classico che il Metodo Charmat (o Martinotti) prevedono l’aggiunta di una miscela di zuccheri e lieviti al vino base, la cui rifermentazione crea l’effervescenza. Il Metodo Classico prevede una rifermentazione in bottiglia con un lungo periodo di contatto con i lieviti (anche anni), mentre nel Metodo Charmat la rifermentazione avviene in autoclavi di acciaio inox sotto pressione, con un tempo di contatto inferiore. Il Metodo ancestrale (o tradizionale), impiegato soprattutto per il Prosecco, prevede l’imbottigliamento del vino base con lieviti e residuo zuccherino, innescando la rifermentazione e l’effervescenza con l’aumento primaverile della temperatura. La quantità di zucchero residuo determina le diverse categorie di spumante: Dosaggio Zero (50 g/l).
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