La Caveja, simbolo della Romagna

Caveja con Galletto Romagnolo

La nostra terra ha un’identità fatta anche di simboli, non tutti riconducibili alla gastronomia come la piadina, le azdore o i cappelletti.

In Romagna il simbolo che riunisce la gente che ci abita e ne costituisce anche la bandiera è infatti la caveja dagli anell, giunta fino a noi direttamente dal passato rurale.
Il termine non è esattamente traducibile. Per capire nello specifico di cosa si tratta bisogna intraprendere un viaggio nel mondo contadino dal quale deriva.

La Caveja

Composta da uno stelo d’acciaio e da una parte alta e piatta, la caveja veniva posta sulla parte anteriore di aratri e carri. Dalla parte piatta, detta pagella, pendevano larghi anelli. Spesso conteneva la raffigurazione di un gallo. Le caveje avevano lo scopo primario di bloccare il giogo per evitare che appesantisse troppo il collo dei buoi. E gli anelli, tintinnando, tenevano compagnia al contadino durante i lunghi tragitti…

La caveja non era però solo un semplice attrezzo di lavoro. Col tempo, gli artigiani si sbizzarrirono per abbellire e personalizzare questo strumento. Esistevano infatti caveje da lavoro, ma anche caveje da parata. Nelle grandi occasioni, come fiere, esposizioni o sagre paesane, si usavano caveje elaborate e ricche di anelli e pendenti. I buoi venivano addobbati con coperte colorate e si sfilava con orgoglio.

Caveja e… magia!

Fra i pendagli che venivano legati alla pagella, non c’erano soltanto anelli, ma anche simboli. Raffigurazioni di animali, fiori, astri, croci e poligoni decoravano la caveja. Forse a causa di questa ricca simbologia, si finì col pensare che la caveja possedesse virtù magiche. Il tintinnio degli anelli, poi, si credeva che tenesse lontani il diavolo, le streghe e gli spiriti maligni. La caveja divenne quindi un amuleto dai molteplici usi. Si usava per benedire e proteggere la casa dei novelli sposi, per scacciare il malocchio, per annunciare il sesso del nascituro e per scongiurare la grandine…

Divenne un simbolo noto dopo che un manipolo di combattenti romagnoli la dipinsero sul loro vessillo da battaglia. L’opera di artigiani, artisti e storici ha contribuito a divulgare la fama di questo simbolo in tutta la Romagna… e oltre!