I Manfrigoli, una pasta… mille nomi!

Manfrigoli in brodo

 

La Romagna è proprio un posto come nessun altro! In cucina siamo imbattibili e lo sappiamo, ma succede una cosa buffa. Ci sono ricette tipiche della nostra tradizione che se ti sposti di 5 km cambiano nome e anche il procedimento di preparazione è leggermente differente.

Si potrebbe stare delle ore a dibattere su come è meglio fare senza giungere mai alla soluzione, perché, per dirla con un termine a noi caro, siamo pure dei “testoni” (teste dure ndr).

Prendiamo per esempio i manfrigoli, ecco qui alcuni degli appellativi per definirli: malfattini, grattini, battutini, semolini, minuzzoli, monfettini, pasta battuta, granellini, granetti, e l’elenco potrebbe continuare. Per ognuna di queste c’è una corrispondente espressione dialettale: batutin, gratein, pasta batüda, munfrigal, mafrigual, manfrigul, granit e via di seguito!

Questa minestra romagnola tradizionale ha davvero un universo di nomi differenti, sarà forse perché, ai tempi, era un vero e proprio jolly in cucina. Metteva d’accordo le possibilità di chi stava dietro ai fornelli con l’appetito di chi si sedeva a tavola. Un felice compromesso che ha portato alla nascita di minestre entrate nella storia della nostra tradizione culinaria.

Di questo tipo di pasta si trova traccia già a metà dell’800 dello scorso millennio e la locuzione principale con cui vengono definiti “manfrigoli” sembra derivata dall’unione delle due parole: “mano” e “fregare”. Difatti venivano realizzati anche con la grattugia, di qui il nome di grattini, grattoni e quant’altro.

Sta di fatto che questo tipo di pasta si presta a svariati condimenti del brodo: primo fra tutti il brodo matto, ma anche con i fagioli, i piselli, gli asparagi, a seconda della stagione e della reperibilità degli ingredienti da abbinare.

Una volta l’impasto si faceva in parte con farina gialla ed in parte con farina bianca, acqua calda e poco sale, Se l’impasto veniva grattugiato finemente ecco allora i gratè. Se veniva battuto finemente diventava batudoin o pasta batüda, se invece venivano sminuzzati come sabbia o ghiaia diventavano manfrigul, manfrigual o mafrigual.

Al giorno d’oggi sono fatti con l’impasto della sfoglia lasciato un po’ più spesso, fatto asciugare e poi sminuzzato con un coltello o con la mezzaluna.

A me, oltre che con il brodo di seppia,  piacciono anche con un buon brodo di carne e una generosa spolverata di parmigiano, ma mi ricordo che, quando ero bambina, in un locale in cui andavo con i miei genitori nel menù, recitato rigorosamente a voce, ricorrevano i monfettini con gli spinaci. Ho a lungo cercato una ricetta che somigliasse a quella… qualcuno di voi ce l’ha?


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