Da Lucio a Rimini: viaggio post moderno verso il nutrimento originario

Da Lucio Trattoria - Rimini

 

Funambolesco, ma con l’occhio della tigre, Lucio e i suoi ragazzi, con l’audacia della giovinezza, si lanciano nel mondo contemporaneo con un sapiente dominio delle tecniche più all’avanguardia ma, (e forse loro non lo sanno), quasi in un gioco alchemico, finiscono per ricreare sapori e emozioni di un mondo primitivo quasi primordiale.

Stiamo parlando di Da Lucio a Rimini, in via Amerigo Vespucci, locale in cui ci siamo avventurati in una eccitante degustazione.

Ci hanno accolto con un insolito aperitivo di Gin all’olio d’oliva, Vermouth bianco e erbe aromatiche (che ho adorato) accompagnato da un Bombom di fegato al cioccolato. Poi, ad aprire la cena, un’Ostrica rosa del Delta alla brace su midollo di manzo, finferli e scalogno all’aceto.

Come prima portata un meraviglioso Scorfano (fritto non lo avevo mai assaggiato ed è stata una sorpresa) preludio dei due monumentali piatti successivi.

Testa di Orata alla brace in guazzetto di friggitelli; la testa apparteneva ad un’orata di 50 kg, loro usano quasi esclusivamente pescato locale di grande pezzatura trattato con la tecnica della frollatura a secco – Dry Aged. Piatto robusto, vigoroso e senza alcun tentennamento, in cui la cottura alla brace diventa quasi un rituale alchemico, dove il fuoco è un elemento magico, che conferisce alla testa del pesce un segno dal sapore ancestrale che origina impulsi e istinti originari.

Questo richiamo alle radici primordiali del cibo raggiunge il suo apice nella portata successiva: Il quinto quarto di mare, una degustazione di frattaglie di pesce che comprende cuore di pesce con salsa d’aglio, uova di pesce in tre consistenze, trippa in umido, e fegato nella rete di maiale.
E poi come si fa in Romagna, si chiude, quasi giocando, con un bombolone, che ci fa divertire “come quando da ragazzi lo si mangiava a tarda notte uscendo dalle discoteche”.

Ha accompagnato la nostra cena un orange wine sloveno, Pinot Draga (Pinot in purezza), a fermentazione spontanea, macerato in legno di rovere 3 anni, non filtrato. Non è certo il vino per tutti ma chi sa coglierne la folle complessità non può che restarne affascinato.

Da Lucio siamo stati rapiti da una cena fuori dalle righe, una cucina in bilico tra genio e follia che seduce.

Per spiccare il volo forse resta solo un po’ da stemperare quella grandiosa materia così robusta con un tocco di acidità e una nota di freschezza.
Ma sono bravi, e proprio quella frenesia indomita e senza compromessi, quell’audacia ci ha fatto sognare e credere in giovani che abbiano ancora voglia di uscire dagli schemi e di liberare la loro anima… e l’Italia ne ha un gran bisogno!

Monica Spelta


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