La cucina romagnola: i piatti della tradizione a misura di gusto.

La cucina romagnola

Chi soggiorna nella nostra bella Romagna sa di incontrare una cucina genuina, autentica e casereccia, fatta di tradizioni, di storia e di territorio.
Se viaggiare in Italia significa infatti incontrare la cucina più amata al mondo, in Romagna c’è solo che l’imbarazzo della scelta di fronte alle proposte di terra e di mare che siamo capaci di offrire. E’ una cucina di casa, ma che non dà nulla per scontato e che si caratterizza per la forte personalità, per i tratti decisi e per l’ importanza che accorda al legame col territorio: noi tutti sappiamo quanto sia differente la piadina cesenate da quella riminese, o come un brodetto sia una cosa  se fatto a Comacchio e un’altra se fatto a  Cesenatico.
E poi, ogni romagnolo ha il suo piatto preferito, quello che lo lega alla sua storia personale, di famiglia, ai suoi ricordi più dolci e lontani, quando casomai aiutava la nonna a stendere la sfoglia, a riempire i cappelletti oppure era messo a pulire i fagiolini.

 

Passatelli del Flambeh bottega e cucina

Un minimo comune denominatore appunto, che non può mancare da una tavola romagnola, è la pasta fresca, con la quale si preparano ottimi primi piatti, o quella che viene più correntemente chiamata la “minestra”.

La pasta fatta in casa è la pasta dell’ Azdora, che lavora su tagliere e mattarello. Le Azdore sono sempre esistite ed esistono ancora, anche se col grembiule di Vuitton o magari con una 24h appoggiata sul comò: lo siamo un po’ tutte noi romagnole perché ci piace mangiare e cucinare e far star bene i nostri ospiti, amanti come siamo della convivialità. La sfoja deve essere solo fatta di farina e uova, assolutamente senza l’ acqua e senza il sale e serve per fare le tagliatelle, i cappelletti, i ravioli, i maltagliati etc.. Non dimentichiamoci poi dei passatelli oppure degli strozzapreti (questi ultimi senza uovo), ricordandoci che in una terra che era stata sotto lo Stato Pontificio, ci si augurava che le fattezze poco comode di questo formato e la sua “sguignosità”, potessero punire i peccati di gola dei prelati.

I passatelli invece vengono fatti con l’ uovo, pan grattato, parmigiano e noce moscata in abbondanza, cucinati in brodo di carne, ma anche asciutti, magari con sugo di pesce. Come dicevo, ogni romagnolo ha le sue preferenze, sentimentali come siamo, ma nel mio podio personale dei primi piatti oserei mettere: tagliatella al ragù di mora romagnola, maltagliati coi fagioli e un bello spaghetto alle poverazze che tanto mi piacciono.
Se invece pensiamo ai secondi, ci viene subito in mente il maiale, ma anche il pesce azzurro. I salumi non possono certo mancare, come salame, prosciutto e coppa, senza dimenticare ciccioli e coppa di testa, a fianco di una bella cucchiaiata di squacquerone, con un accompagnamento di piadina con o senza strutto, ma sicuramente con un goccio di latte come diceva di mettere mia nonna.

Nella grigliata mista, non può poi mancare il castrato , cioè la carne di pecora castrata e non parliamo poi degli arrosti o del galletto in padella.
Ma per chi come me è amante del mare, una rustida è sempre da sperimentare: le sarde e sardoncini, infilzate negli spiedini, coperte da panatura aromatizzata con aglio e prezzemolo. Il brodetto di pesce, le cozze alla marinara, oppure l’anguilla dei più alti lidi ferraresi, anche questi sono piatti da gustare per come preparati in Romagna. Nei dolci non ci sbagliamo di una virgola con la zuppa inglese oppure con la ciambella.

Se poi il romagnolo ti dirà che “l’acqua fa la ruggine” significa che per pasteggiare lo dovrete accontentare con un buon Sangiovese Docg, oppure un Burson, o se volete rimanere sui bianchi, con un buon Albana Secco di Romagna, Trebbiano o Famoso: abbiamo più di 10 zone di produzione vitivinicola nella sola Romagna e tantissime cantine presso le quali degustare.
Buon appetito!

 

Giulia Tellerini


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